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Che importa se le stime del Def sono esatte? Tanto la manovra la fa Bruxelles

Nell’età dell’incertezza non c’è nulla di così poco definitivo delle stime del Documento di economia e finanza. Quello varato per il 2016 dal governo Renzi non fa eccezione. Sin da quando esisteva la legge finanziaria, il Dpef (acronimo che spiegava meglio la natura previsiva delle analisi dell’esecutivo) padre del documento attuale, e tutte le altre statistiche di Palazzo Chigi erano legate a tre variabili: onere del debito, crescita del pil, andamento dell’inflazione. Continua a leggere

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Tutti colorati d’arancio

Perché il postino deve bussare solo alla porta dei giovani, talvolta precari se non disoccupati, per consegnare la busta arancione, o quello che sarà, in cui si annuncia loro una futura vita di stenti pensionistici vista la scarsa anzianità lavorativa? Perché invece non potrebbe suonare al campanello di chi, del tutto legittimamente, si è da tempo ritirato dal lavoro con il sistema retributivo e riceve quindi un assegno previdenziale più alto di quello che gli permetterebbero i contributi versati? Gli interrogativi non sono affatto provocatori, se si pensa che è proprio il divario sociale tra chi ha diritti e chi li può leggere solo sulla Carta Costituzionale uno dei principali nodi che si devono sciogliere in Italia.

Clicca sull’immagine per continuare a leggere l’articolo a firma di Roberto Sommella, pubblicato su MilanoFinanza pag. 16 del 30-05-2015

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